Qui a peur des Ménestrels?

di Roberto Russo

12Chi ha paura dei menestrelli?” – E già nella mente del lettore si manifestano seri dubbi (mi sembra di vederli, i pochi amici che leggeranno questo mio post) sulla salute intellettiva dello scrivente: cosa c’entrano i menestrelli? Perché mai qualcuno dovrebbe aver paura di loro? E poi, perché questo titolo in francese?

Lo ammetto: il titolo in questione è particolarmente fuorviante! Nessuno dovrebbe aver paura dei menestrelli, è ovvio! Non di quelli per così dire originali, di epoca feudale, gli intrattenitori di corte, coloro che svolgevano mansioni di musicista, poeta, cantastorie, giullare; e nemmeno di quelli che, in epoca più vicina a noi, animavano gli spettacoli leggeri americani, i cosiddetti Minstrels, artisti di strada, spesso di colore, che negli ultimi anni dell’Ottocento cominciavano a vedersi anche nei boulevard parigini. Claude Debussy, per esempio, ne disegnò un preciso ritratto musicale, dedicando a questa figura l’ultimo brano del primo volume dei suoi Préludes per pianoforte.

Minstrels di Debussy è un brano molto caratteristico, breve, una sorta di caricatura sonora di quei personaggi ai margini della società, un po’ cantastorie, un po’ giocolieri; figure goffe, un misto tra clown e clochard, che richiamano alla mente le tristi icone di un mondo grigio e impietoso descritto dalla penna di Victor Hugo in “L’uomo che ride”. Da un punto di vista pianistico, Minstrels non è certamente quel che si dice un brano impegnativo; non presenta, cioè, particolari problemi tecnico-esecutivi per il pianista. L’esecutore, se dotato di un’ampia tavolozza sonora, di una ritmica mordente e di una timbrica cangiante, riesce senza particolari difficoltà a conferire al pezzo una caratterizzazione precisa e uno spirito caricaturale! Un brano del genere, quindi, non fa di certo paura a nessun pianista degno di questo nome; figurarsi poi se si parla di sommi Maestri della tastiera, che nelle loro strabilianti carriere internazionali affrontano ben altre pagine di ben altre difficoltà tecniche!

Eppure, inspiegabilmente, su Minstrels si casca! Questo brano deve celare qualche misterioso segreto nei meandri delle sue esacordali armonie. Tra tutte quelle acciaccature semplici, doppie e triple, in mezzo a quei repentini cambi di atmosfera e di sonorità, di bagliori accecanti e di ombre sinistre, si deve nascondere un sortilegio di qualche strano personaggio che il brano evoca, pronto a tirare sgambetti e brutti scherzi anche ai più rinomati pianisti!

Correva l’anno 2000 e mi capitò di ascoltare il CD che l’anno precedente Maurizio Pollini aveva dedicato al primo volume dei Préludes. Esecuzione netta, impeccabile, precisa e cristallina (come tutte le interpretazioni polliniane) che, a mio modesto parere, nulla aveva a che fare con l’evanescenza tipica, filologicamente e storicamente accertata, che quella musica richiede. Non rimasi però deluso da questo, perché certamente ognuno può interpretare a proprio piacimento qualsiasi composizione, ma più che altro dal fatto che anche autorevoli critici musicali esaltavano la particolarità di quella registrazione! Il pur grande e compianto Sergio Sablich, per esempio, si inchinò al Debussy di Pollini, definendolo “…libero dai fumi dell’impressionismo!” (che, sempre a mio modesto parere, equivaleva a togliere l’anima romantica a Goethe, o quella russa a Tolstoj). Ascoltai tutto il disco – ricordo – e, all’ultima traccia del CD (Minstrels, appunto) ecco la sorpresa, ben più incredibile della precedente: una nota (un basso), anzi due (un basso con ottava), anzi quattro (poiché il basso raddoppiato si ripeteva due volte) che erano lì come non dovevano essere…! Prima che mi decidessi a parlarne in giro trascorsero molti anni, nei quali mi documentai sufficientemente per fugare ogni dubbio che quella “deviazione dal testo” ad opera di Maurizio Pollini fosse dovuto ad una versione dello stesso Debussy. Sebbene fossi intimamente sicuro (per ovvie ragioni armoniche) che i due bassi presenti nelle battute 40 e 42 fossero dei si naturali e non dei si bemolli, consultai tutte le edizioni disponibili e finanche le copie degli autografi del musicista francese! Nulla: il Menestrello aveva davvero giocato un brutto scherzo a uno dei più grandi pianisti del mondo! Mi feci coraggio, quindi, e ben sei anni dopo ne parlai al mio amico, grandissimo musicista e critico musicale, Daniele Spini, allora mio collega presso il Conservatorio di Piacenza. Lo feci perché avevo bisogno di un’opinione autorevole, perché volevo capire la causa di quella anomalia e, soprattutto (cosa che mi turba e mi rende incredulo anche oggi), il motivo per cui nessuno, in tanti anni, aveva portato alla luce una cosa del genere. Escludendo per un momento Pollini stesso, non capivo come nessun tecnico del suono della Deutsche Grammophon (la gloriosa casa discografica tedesca per la quale il CD era stato edito) si fosse accorto dell’errore; come nessun critico musicale si fosse reso conto di quella stranezza; come a nessun pianista al mondo, ascoltando il CD, fosse venuto il dubbio che era sorto a me! Daniele Spini stesso, in prima battuta, mi prese quasi in giro:

“Ma va là” – mi disse – “figurati! Pollini è capace di suonare Boulez a memoria… vuoi che non ci sia una ragione a questa cosa? Qualsiasi interpretazione mi sembra possibile, ma non quella dello sbaglio puro e semplice: Pollini ha un orecchio leggendario ed è pignolo fino all’eccesso, specialmente quando si tratta di incisioni: e c’è tutto uno staff che ascolta durante ogni sessione e prende nota persino degli scricchiolii del panchetto, e dopo riascolta insieme con lui”.

Poi, supportato dalle mie argomentazioni tecnico/armoniche, e forse anche un po’ seccato dalla mia insistenza, mi accontentò. Scrisse, così, una e.mail alla Signora Garrasi, agente del grande Maurizio. Dopo due settimane… la risposta, che qui riporto:

…l’ho visto ieri, ha guardato la partitura: sì, il tuo collega di Piacenza ha ragione, è un si naturale.
Ma perché abbia suonato si bemolle non se lo spiega. Vi ringrazia comunque per l’appunto!
Fui pervaso – non lo nascondo – da un discreto senso di soddisfazione, non certo per aver colto in fallo il Maestro milanese, ma per il fatto che sembravo essere stato l’unico musicista sulla faccia della terra ad aver portato quell’errore alla luce, anzi alla coscienza stessa del grande pianista, pur immaginando quale sofferenza la mia indagine doveva aver inferto ad un personaggio che, notoriamente perfezionista, avrebbe ricordato a vita questo episodio; e anche il mio nome! Sbagliare una nota dal vivo, in concerto, è cosa di poco conto; immortalare un errore di lettura, incidendolo e consegnandolo così ai posteri, è una cosa che “fa tremar le vene e i polsi” – è il caso di dire – a tutti i pianisti. Ma il mio grado di soddisfazione crebbe ancor di più quando il mio amico Daniele mi fece riflettere su un risvolto puramente pratico dell’accaduto! All’indomani della risposta del Maestro, infatti, mi disse: “…sembra una cosa di poco conto, la tua; ma pensa che da oggi, per tuo merito, Maurizio Pollini quello sbaglio non lo farà più!”… . “Lo credo, e sono ammirato dalla sua onestà intellettuale” – risposi – “ma, fossi io un grande pianista, starei sempre all’erta, perché nessuno ci mette più a riparo dagli scherzi dei menestrelli di turno: i tecnici del suono, evidentemente,  lasciano che i musicisti incidano senza più intervenire; i critici musicali più non criticano; i pianisti non ascoltano più i loro simili…”.
Ed ecco, infatti, il secondo caso, anch’esso eclatante, che mi riporta alla domanda di partenza: Qui a peur des Ménestrels?
Daniel Barenboim, eccelso pianista e direttore d’orchestra, è colto di sorpresa anche lui e – incredibile, ma vero – proprio nello stesso brano! L’errore di lettura del pianista argentino, banale ma quanto mai eclatante, è contenuto in una registrazione integrale del primo volume dei Préludes di Debussy (anch’essa effettuata nel 1999!): un bellissimo e affascinante video prodotto dalla EuroArts di Lipsia per la TDK tedesca, nel quale l’esecuzione al pianoforte è alternata ad una voce narrante, ad immagini, alle spiegazioni dello stesso Barenboim e ad una figura femminile che fa da filo conduttore all’opera; il tutto immerso in un’atmosfera da sogno e in un contesto Liberty, che ben si lega all’impalpabile ed evanescente mondo debussiano. Il video si intitola Entre quatre-z-yeux (a quattr’occhi, in privato, tra te e me…), frase che sottolinea la misura estremamente intima dell’esecuzione di questi brani.  Barenboim esegue i si naturali di Pollini alla perfezione, ma sbaglia in un altro punto del brano. Nelle battute 46 e 48, il grande pianista evita di passare dal minore al maggiore, continuando a suonare re naturale al posto di re diesis per ben due volte e annullando quella caratteristica e meravigliosa “spinta in avanti” che la musica esprime in quel punto nella versione originale di Debussy. Ho controllato e ricontrollato anche questo passaggio  su decine di edizioni stampate e, anche in questo caso, sulle copie degli autografi del compositore francese: il re è nudo… pardon: è diesis!
Sarà anche un’esecuzione “Entre quatre-z-yeux”, ma quattro occhi non son bastati ai due pianisti per evitare i tiri mancini di Minstrels…     
Avez-vous peur des Ménestrels?
12
Mario Russo  – Minstrels (d’après Claude Debussy)
Acquerello – 2008
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6 risposte a Qui a peur des Ménestrels?

  1. Giacomo ha detto:

    Grande Roberto, davvero incredibile, anche se non tutto oro quel che luccica, sopratutto sui produttori artistici DG (il tecnico del suono si occupa di altro), ho visto con i miei occhi cose “lasciate andare” che una volta non sarebbero state tralasciate. I produttori, coloro che hanno potere decisionale più dell’artista stesso, spesso sono persone che lavorano in grand radio, con altre mansioni, non è detto che abbiano una visione così specialistica. Quello che hai raccontato è un fatto gravissimo. Il “produttore” è una delle figure che sempre più mi suscita timore, curiosità…ogni tanto mi domando “ma si, dai posso farlo anch’io, anzi, forse anche meglio di lui, tra l’altro questa scelta è molto discutibile” oppure “certo che ce ne vuole di coraggio per dire ad un grande artista che proprio non ci siamo e che il take va ripetuto”. A volte la presa emozionale è più importante di quella strettamente tecnica, in altri casi invece puoi trovare quello pignolo che non vuol fuggire dalla sacralità della partitura riprodotta nei minimi dettagli. Devi essere spietato ma con gentilezza, collaborativo e comprensivo da riuscire a portare l’artista ad essere l’esecutore materiale del risultato che hai in testa, e che sempre più spesso pensa al prodotto confezionato, bypassando tutte le “fisime perfezionistiche” insite nel “modus operandi” del musicista. A volte purtroppo devi scegliere il male minore. Ce ne sarebbero tante di cose da dire, fatto sta che il produttore rimane comunque sempre più una figura molto sfumata ed indefinita, di cui non si sa mai dove inizia e finisce la propria responsabilità nel risultato finale di un disco, una figura che comunque affascina, pur non essendo compresa mai fino in fondo. Un saluto! 🙂

  2. Giacomo ha detto:

    (Ho controllato adesso chi l’ha prodotto, e da lui proprio non me l’aspettavo… )

  3. Daniele Proni ha detto:

    Caro Roberto, articolo raffinato e molto interessante! Una sola domanda: a Baremboim lo hai detto????

  4. Alessio ha detto:

    Carissimo Roberto,
    ho letto l’ articolo ascoltando “Minstrels” come “sottofondo musicale” …
    non so perché ma … mi sarebbe piaciuto vedere il tuo viso quando avevi ricevuto
    la risposta del M° Pollini. 🙂

  5. Luca ha detto:

    Carissimo Roberto,

    non so perché ma io il tuo viso me lo immagino alla perfezione! ehehehe! 🙂 W Debussy e tutti i Minstrels del mondo, che dell’errore hanno fatto una scelta di vita! grazie per averci aperto le “orecchie”…

  6. Giampaolo Testoni ha detto:

    Maestri relativi dunque, maestri di comunicazione e di potere taluni, altri, maestri per sopravvalutazione di un establishment culturale dominante. I compositori sono sempre le vittime di infamie di ogni tipo, in ogni epoca e a questo non c’è soluzione. Grazie caro Roberto per la tua vista e udito eccellenti!

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