Ascoltando Maria Perrotta

di Roberto Russo

Mi ci son voluti diversi giorni affinché emozioni e sensazioni ricevute all’ascolto in concerto di Maria Perrotta evaporassero, permettendomi così di esprimere con relativa lucidità ciò che ho provato la sera del 30 Agosto scorso, presso il bellissimo borgo di Cetona, in provincia di Siena.

Oggigiorno è abbastanza facile assistere a un bel concerto di qualche brava o bravo pianista: la tecnica strumentale e l’interpretazione si sono sviluppate incredibilmente, nel corso degli ultimi decenni, quasi pretendendo di raggiungere la perfezione delle cosiddette “scienze esatte”; per la qual cosa chi ascolta è sempre più spesso strabiliato che non inebriato, stupefatto dalla fredda impeccabilità di una esecuzione matematica piuttosto che ammaliato da quel quid che avvolge e trasporta in un mondo altro. Ovvia conseguenza, questa, sia di un inaridimento dell’animo umano nel dare e nel ricevere emozioni che di una società guastata da una tecnologia fagocitante, che toglie ormai il respiro; una tecnologia che, insieme a un senso del profitto tout court, sembra essere ormai l’unica certezza e il solo valore di questa nostra strana civiltà!

E’ abbastanza facile – dicevo – ascoltare pianiste e pianisti di alto livello; molto più difficile è, invece, assistere a un concerto che parli al cuore, che tocchi direttamente e senza mezzi intermedi le corde più profonde della nostra sensibilità. Eppure, quando avviene, ciò è facilmente riconoscibile: primo, perché l’ascoltatore viene trasportato a sua insaputa in una realtà parallela, nella quale tutti i parametri fisici e ambientali perdono i loro connotati (il tempo, per dirla con Bergson, viaggia a velocità variabile e la nostra stessa cognizione del reale viene meravigliosamente falsata); secondo, perché questo fenomeno è trasversale, colpendo in egual misura, cioè, il critico più esperto e chi di Musica non se ne intende, vittime ignare di quell’effetto sconosciuto che le inchioda alle rispettive sedie; terzo, perché, dopo un evento di questa natura, l’ascoltatore si ritrova impossibilitato a parlarne in termini razionali o tecnici: chi ha assistito a un concerto siffatto, infatti, non si esprimerà mai, a meno che non sia insensibile o in mala fede, in termini di tecnica strumentale, di fraseggio, di diteggiatura, di stile, di tocco… Si sentirà piuttosto parlare di Bellezza in termini assoluti, di Forza Superiore, di “Universale Messaggio”; ma, il più delle volte, non si riuscirà a proferir parola, perché le emozioni vere viaggiano su binari diversi da quelli preferiti dalla oralità, prediligendo canali più nascosti ma non per questo meno immediati; imponderabili e insondabili.

Volendone scrivere, dunque, ammetto la mia difficoltà nel dare un nome a ciò che quella immensa Artista che è Maria ha regalato a me e a tutto il pubblico di Cetona. E solo dopo qualche giorno, come ho già detto in apertura, ecco la certezza: le sue interpretazioni, di Bach, di Beethoven, di Chopin, di Scriabin, di Prokofiev, sono state… pura Trasfigurazione. E’ in questo che sta il miracolo: Maria Perrotta trasfigura l’Arte, già sinonimo di trasfigurazione della realtà; Maria Perrotta trasfigura finanche la Musica stessa, che tra le Arti è certamente quella più ineffabile e meno concreta, la più incline all’immaginazione e alla magia dell’indefinibile (cos’altro è, la Musica, se non semplice aria che vibra?), a cui solo la riflessione ermeneutica può concedere un tentativo di accesso, una chiave se non di lettura, almeno di intuizione… Trasfigurazione, dunque, come fenomeno di superamento dell’ hic et nunc, elemento di congiunzione per eccellenza, quindi, tra Umano e Divino!

Ma la cosa ancor più straordinaria è che Maria rende tutto ciò con la semplicità pura delle cose vere, e allo stesso tempo con una forza e una direzione lucida verso un “oriente” (non solo musicale) che sono pura Natura, pura Spiritualità, puro Amore.

Maria-Perrotta-1-foto-Ugo-Dalla-Porta-web

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